sabato 24 luglio 2010

Daria ed io - Benvenuti a Neo City

Daria ed io viaggiamo sulla nostra flat car. Ci guardiamo intorno: ormai anche Neo City è completamente sotto assedio, non c’è scampo per nessuno sulla Terra. Guardie armate ovunque - come faranno quei rettiloni a portare senza problema quelle maschere sul viso ventiquattro ore al giorno ? - davanti a ogni negozio, davanti a ogni casa. Sulla nostra flat car sfrecciamo sdraiati a pancia in giù, un modo di guidare che se fosse stato proposto solo vent’anni fa sarebbe sicuramente apparso quanto meno singolare. E invece è sul display posto in basso che vediamo le strade ormai brulicanti di invasori, che si guardano intorno circospetti, e che non riuscirebbero a tradire un’emozione neanche se lo volessero, attraverso quello strano vetro giallo che copre loro gli occhi sottili. Non c’è scampo per nessuno, e anche se ancora non ci sono state delle vittime, la situazione appare estremamente calda. Come al solito, noi comuni cittadini siamo sempre gli ultimi a sapere le cose: ai telegiornali hanno annunciato l’Invasione come una banale catastrofe, e per la maggior parte le masse non si sono fatte prendere dal panico, anche se qualche disordine, all’inizio, c’è stato. Daria è come me, ha letto così tante stronzate sull’argomento, in passato, che quando ci hanno detto che finalmente gli alieni erano atterrati un entusiasmo forte e infantile si è impossessato di noi, e abbiamo subito iniziato a pensare alle prospettive: fuggire dalla nostra minuscola casa - un loculo, tutto automatizzato - e raggiungere stelle lontane. Magari, vista la nostra propensione per tutto ciò che è “xeno”, avremmo potuto fare i diplomatici: non ci avrebbe fatto schifo toccare quelle mani viscide, abbracciare in modo fraterno corpi squamosi e dalla pelle secca e indistruttibile. Niente di tutto ciò era andato anche solo vicino al verificarsi: Neo City ci ha offerto un posto per fare formazione sui lucertoloni, per tenere qualche corso di massa, giusto per accelerare il loro ingresso in società, niente ballo delle debuttanti per gli xeno. Due stronzate sulla loro conformazione fisica - l’ossigeno non li uccide, ma li stordisce come se fosse una droga - e altre due sulla loro storia. Tutte sciocchezze a mio avviso. Poco dopo la loro venuta, si era sparsa la voce che tutte le notizie che avevamo ricevuto nei corsi di formazione erano false. Per quei corsi, oltretutto, ci hanno dato la misera cifra di venti Unità. Frustrante, quanto meno. Ad ogni modo, pare che quei mostriciattoli verdi non venissero da galassie lontanissime, rendendo implicito l’uso, da parte loro, di tecnologie avanzatissime per fluttuare nello spazio-tempo. Tutte baggianate, dicono. Una fuga di informazioni aveva diffuso la notizia che i rettiloni venivano dalla modestissima Luna, dalla famosa faccia nascosta. Nonostante le mie due lauree, non ho mai capito fino in fondo come funziona questo meccanismo della Luna mezza coperta sempre, e non mi interessa molto. So solo quello che vedo. E una delle cose che vedo è che i rettiloni non sparano micidiali fasci luminosi da quelle strane armi che inforcano sempre, anche quando dormono. No, sparano dei grossolani pallettoni, abbastanza grossi da dividere un uomo a metà, se ha la disgrazia di incontrarne uno, e abbastanza rumorosi da essere riconoscibili anche nel frastuono dell’ora di punta di Neo City, ovvero ventiquattro ore al giorno. Le loro presunte astronavi sono dei catamarani da mare con propulsori vecchi e malandati, certo abbastanza potenti da abbandonare la nostra atmosfera e raggiungere il loro pianeta Natale, se mai ce ne fosse uno. L’arrivo dei rettiloni ha poi avuto uno sgradevolissimo, pressochè immediato, effetto collaterale: ci hanno riempiti di batteri, spore, funghi, tutta roba che, se anche non ci uccide, è causa per la maggior parte degli esseri umani di fastidiosi problemi dermatologici. Ce ne siamo accorti “live”, mentre queste cose accadevano: improvvisamente, a un mese dall’arrivo dei rettiloni, tutti hanno iniziato a grattarsi. Anche io, Daria invece no, lei è immune. Io ho le gambe piene di croste, devo stare attento a non grarmi, perchè arrivo in poco tempo al sangue. “E’ dermatite, se ne faccia una ragione, è roba psicosomatica” sono state le parole del dottore dopo la prima visita. Figurati. Le mie gambe sono un campo minato, e a molti è andata anche peggio: croste sulla faccia, sulla testa, addirittura sugli occhi. Non c’è modo per descrivere il prurito e il fastidio, che si placa solo dopo una sessione di grattata furiosa, oppure tramite l’ingestione di quella che qui viene chiamata “la manna dal cielo”, e che negli altri paesi gode di traduzioni simili. Si tratta di una pillola il cui nome commerciale è Plox. Non so cosa voglia dire. So solo che se ne ingerisci una, ti passa tutto. E quando dico tutto, voglio dire tutto. Si entra in uno stato che ricorda, secondo i ricercatori che per primi ci hanno fatto esperimenti, uno degli stadi evolutivi di un meditatore esperto. Gli esperimenti del caso sono stati fatti sui gatti. Ce li vedo, tutti quei gatti, nell’atto di Osservare l’Infinito, nella presa di coscienza definitiva del loro Non Sè. Io e il Plox siamo una cosa sola. Sono un tossicomane convinto, assumo il Plox ormai da anni, e, a parte il realizzare che la vita è solo un’illusione, non ho avuto grossi effetti collaterali. Si è trattato di scendere a patti con me stesso, e di ammettere che le emozioni vanno e vengono, e l’unica realtà possibile è individuabile nell’attimo, nell’istante in cui si sta vivendo. Quando parlavo inizialmente con Daria di queste cose, lei mi guardava come se fossi un folle. Ultimamente mi tratta come un semplice drogato a cui è affezionata. Daria è superiore. Lo dico in tutti i sensi, è una donna, e quindi è superiore. Ci accompagnamo ormai da quasi dieci anni, e abbiamo attraversato un momento bruttissimo dopo il sesto anno, tanto che lei ha deciso di preferire a me qualsiasi altra cosa. Per me è stato un brutto colpo durato vari mesi, periodo nel quale ho cercato di vedere quello che non andava, ma questa è una storia che non racconto volentieri, perchè so che se non fossi sotto l’effetto del Plox non mi sentirei bene, quindi credo che la racconterò più avanti. Torniamo ai rettiloni.

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